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VENERDÌ, 30 NOVEMBRE 2001 Pagina 49 - Spettacoli
"È un cartoon fantasy il primo tutto
italiano" Ispirato a Verdi, è ricco di scene epiche
e di gag. L'animazione tradizionale sposa il computer. Colonna
sonora di Morricone e scenografie a forti colori
la concorrenza "In questo campo americani e
giapponesi sono anni luce davanti a noi per stili e idee"
uomini e bestie "In un'opera del genere i personaggi
possono essere un po' umani e un po' animali"
di LUCA RAFFAELLI
MILANO - Un
cartone italiano pieno di sfide. Aida degli alberi, il film di Guido
Manuli in uscita il 21 dicembre, è il primo fantasy italiano (solo
vagamente ispirato all'opera di Verdi), è stato realizzato in un
solo anno di produzione, e propone un'inedita fusione del disegno
animato tradizionale e del computer tridimensionale in una storia
che alterna azione, e dramma, alla gag. L'intenzione di Manuli
sembra quella di creare grandi scene epiche, di grande forza emotiva
e poi stemperare la tensione con gli intermezzi umoristici che da
sempre sono la sua cifra stilistica. Per il film, che vediamo ancora
incompleto nella sala del missaggio, ha chiamato intorno a sé alcuni
dei suoi collaboratori storici: Victor Togliani per le scenografie,
impressionanti per l'impatto cromatico e la forza descrittiva,
Manfredo Manfredi, che ha interpretato la scena della battaglia con
il suo stile pittorico e Maurizio Forestieri, supervisore dello
storyboard e delle inquadrature. Per la prima volta coinvolto in un
film d'animazione Ennio Morricone, che solo in un passaggio musicale
ha reso omaggio all'Aida verdiana. "Quando ho ascoltato per la prima
volta le sue melodie, interpretate da un'orchestra di quaranta
elementi, sono rimasto impressionato dalla loro forza. E ho detto a
Morricone: sarà difficile creare delle immagini che reggano il
confronto", dice Manuli, stremato e felice, visto che ormai la sua
Aida è alle ultimissime fasi di lavorazione. "La prossima settimana
avremo la prima copia del film. E mi sembra un miracolo, perché in
un anno abbiamo fatto il lavoro che di solito si fa in due. Con un
gruppo strano, eterogeneo, di tecnici e artisti che, collaborando,
dovevano scambiarsi la loro esperienza, la conoscenza frutto di anni
di lavoro: non sono cose facili da fare, queste. Eppure è andato
tutto bene, perché il primo problema, in questo tipo di lavoro, sta
nell'evitare litigi e scontri". Il risultato sembra figlio di
un'attenta opera di coordinamento tra collaboratori che, a seconda
dei momenti, diventano protagonisti del film. "Cerco sempre di fare
qualcosa di diverso. Anche perché un lungometraggio animato ti tiene
impegnato per quasi tre anni, e quindi sento la necessità di una
sfida che mi tenga sempre sveglio. E poi non si può fare concorrenza
a Disney puntando sulla tecnica o sul tradizionale. Sono i talenti,
le grandi collaborazioni, le novità che ti possono salvare". I primi
passi del progetto? "La sceneggiatura, che insieme a Umberto Marino
abbiamo riscritto quattro, cinque volte. Contemporaneamente, lo
studio dei personaggi. Inizialmente li vedevo umani, e così cercavo
di disegnarli. Ma il risultato era sempre simile a qualcos'altro,
con la figura umana non puoi prenderti troppe libertà. La soluzione
è arrivata all'improvviso: non è un film fantasy, questo? E allora i
personaggi possono essere fantastici, un po' umani e un po' animali,
così come il deserto, che qui diventa rosa, mentre gli alberi non è
mica detto che abbiano le foglie verdi. In un mondo fantastico hai
completa libertà di scelta". Condivisa da Lanterna Magica e Medusa?
"Sì, è stata una collaborazione molto serena. La maggior parte delle
animazioni sono state realizzate in Corea, dove avevamo un direttore
di produzione fisso e da dove ogni giorno ricevevamo i provini per
posta elettronica. Altre lavorazioni sono state portate in Polonia,
Spagna e Francia, mentre le scene computerizzate e la colorazione
sono tutte italiane. Ed è stato bello scoprire come l'uso della
colorazione al computer permetta libertà altrimenti impensabili.
Volendo io posso allungare una scena, spostare l'inquadratura,
aggiungere un personaggio, tutte cose impensabili fino a una
manciata di anni fa. Ma per me non ci sono state solo queste
novità". Cos'altro? "Ho fatto disegnare tutta la storia del film a
Enea Riboldi, un disegnatore di fumetti,, che ha trovato
composizioni di scena del tutto innovative. Poi un altro fumettista,
Giulio De Vita, ha rifinito il disegno dei personaggi, completato
dallo Studio Greppi, di Modena. Non volevo fermarmi alla prima
soluzione, ma cercare qualcosa che fosse completamente differente da
quello che avevo fatto finora. D'altra parte gli americani e
soprattutto i giapponesi, nel nostro campo, propongono una miniera
di stili e di idee. Noi siamo indietro anni luce, ce ne vorrà prima
di recuperare. Dobbiamo tutti sperare nel successo del cartone
italiano, che vadano bene sia la mia Aida degli alberi sia Momo di
Enzo D'Alò. D'altra parte, se gli americani possono venire in Italia
a presentare due cartoni di Natale, perché mai noi italiani dovremmo
essere da meno?".
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