Venerdi 16 Novembre 2001
IL GRANDE MUSICISTA
Morricone:
ignorare Verdi
la mia sfida

di Oscar Cosulich

Roma. "Vedendo i cartoon mi ero sempre domandato quali fossero le difficoltà dei compositori delle musiche. Temevo che il lavoro sui sincroni tra battute musicali e movimenti dei personaggi sullo schermo fosse esasperante, poi ho scoperto che è più facile del previsto: sono gli animatori che disegnano a sincrono sulle mie composizioni, quindi io rimango relativamente libero di essere me stesso". Così Ennio Morricone, settantatré anni, direttore d'orchestra, celebre compositore, pluripremiato autore di oltre quattrocento colonne sonore cinematografiche, racconta il suo battesimo con il cinema d'animazione, l'incontro con Guido Manuli e la sua "Aida degli alberi". "In realtà avevo già avuto un incontro con il cartoon in passato, "Il giro del mondo degli innamorati di Peynet" diretto da Cesare Perfetto all'inizio degli anni Settanta" puntualizza il Maestro, "era un film molto carino che però non ha avuto un grande riscontro di pubblico. "Aida" è il primo film animato ad alto budget con cui mi misuro". Che differenze ci sono a musicare un cartoon rispetto a un film dal vero? "Nel cinema da vero lavori sulla pellicola finita, qui in linea di massima i temi principali del film li ho tutti scritti prima, poi è successo che ho deciso di scartare un pezzo perché mi ero reso conto che "rompeva le scatole". In fase di scrittura mi ero innamorto di un andamento tra semiminime in gioco con crome e semicrome, mi ero fatto prendere la mano dall'idea, senza curarmi della sua utilità sullo schermo, ma quando mi sono reso conto dell'errore l'ho eliminato senza pietà. In altre situazioni gli animatori hanno creato immagini e movimenti che mi hanno stimolato a rimettere mano ai pezzi, integrando gli arrangiamenti iniziali". Allora è vero che con i registi d'animazione è più facile intendersi sul piano musicale? "Sicuramente, la loro abitudine di lavorare sulle musiche, di sincronizzarsi su tempi e battute, li rende interlocutori ideali. Con Guido Manuli è stato molto facile: io adoro lavorare con registi che accettano di farsi stupire da quello che ho scritto e con Guido ci siamo capiti subito". Il fatto che l'animazione "duri" di più nel tempo del cinema dal vero ha in qualche modo modificato il suo approccio? "Quando uno scrive musica non pensa mica se e quanto potrà durare, la scrive e basta. Piuttosto, con le canzoni mi sono dovuto misurare con l'esigenza di una certa orecchiabilità e popolarità: in certe situazioni è evidente che la sperimentazione si può ridurre al minimo, ma ormai ho imparato a mettere il mio marchio in tutti i lavori che faccio e sono stato felice che Guido mi seguisse senza dubbi su questo terreno". Come si è misurato con l'idea di riscrivere un'"Aida"? "Era una grande sfida. Ho cercato di proporne lo spirito trionfale, scrivendo una musica originale adeguata al film, senza mai tentare di riarrangiare gli spartiti di Verdi. Ho solo inserito un piccolissimo omaggio, un attimo dell'Aida originale, durante la sequenza dell'incubo disegnato da Manfredo Manfredi, verso la fine del brano propongo il tema di "Numi pietà del mio soffrir", ma non credo che se ne accorgeranno in molti". Come spettatore ama i cartoon? "Li ho sempre seguiti con interesse. Adesso, nel mio ruolo di nonno, sto diventando una sorta di esperto. Mio nipote Francesco me li impone e io intavolo con lui delle serrate trattative del tipo "finisci prima di mangiare e poi vediamo il film", oppure "lasciami vedere il Tg e poi vediamo la cassetta". Per farla breve, ho visto "La Gabbianella e il Gatto" almeno cinque volte e ne conosco a memoria le canzoni, ho visto e rivisto anche "Il Principe d'Egitto" e "Fantasia 2000": mi affascina come gli animatori riescono a dare corpo alle suggestioni musicali. Come musicista credo che le canzoni di "Biancaneve" suonino oggi un po' troppo smielate, ma non si può dimenticare che quel film risale al 1937 e rispecchia il gusto di un'epoca passata".

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LA VIA ITALIANA ALL'ANIMAZIONE
di Oscar Cosulich

Roma. "Quando mi hanno proposto di realizzare un'Aida animata la cosa mi ha affascinato, perché potevo uscire dai cliché legati all'opera verdiana" racconta Guido Manuli, animatore e regista del cartoon "Aida degli alberi" realizzato per la Lanterna Magica e prodotto dalla Medusa, in uscita sui nostri schermi a dicembre. "Chi l'ha detto che Aida debba per forza essere sinonimo dell'Egitto? Oltretutto sarebbe stata una follia, visto che proprio mentre noi cominciavamo, usciva "Il Principe d'Egitto" della DreamWorks: qui mica siamo a Hollywood, la nostra forza, se c'è, è solo nelle idee, non certo nel budget". La lavorazione di "Aida" è iniziata a metà del 1999 (dopo un anno preparatorio dedicato alla rifinitura della sceneggiatura e alla definizione del design dei personaggi), terminando proprio in questi giorni. Guido Manuli, che per anni ha lavorato come sceneggiatore, regista e direttore artistico nello studio di Bruno Bozzetto, ha diretto le operazioni. In passato Manuli ha curato la coregia di "Volere Volare" con Nichetti e diretto i lungometraggi "Garibaldi" e "Monster Mash" (tuttora inedito), ha realizzato spot pubblicitari, sigle televisive e cortometraggi che hanno ottenuto numerosi premi nei principali festival internazionali."Per divertirmi ho bisogno di cambiare, non sopporto l'idea di dedicare due o più anni della mia vita (questo è il tempo minimo per realizzare un lungometraggio animato) a cose già fatte, già viste" spiega, "per questo la difficoltà più grande è stata nella scelta dell'aspetto dei protagonisti del film". "Ho lavorato quattro mesi sui personaggi senza soddisfazione" conclude il cartoonist. "Saltavano fuori umani sempre uguali agli stereotipi disneyani o spielberghiani. Una faccetta è una faccetta, non puoi farne Aida. Il cattivo è forse l'unico su cui si poteva giocare un poco di fantasia, si poteva trasgredire, ma l'insieme ne era compromesso. Alla fine l'idea vincente è stata ibridare animali ed esseri umani, dando ai personaggi il peso di vere e proprio maschere tragiche o comiche". Ecco perché "Aida" è un cartoon ambientato in un pianeta misterioso dove assistiamo allo scontro tra due popoli. Da una parte Arborea, regno della grande foresta e di ampie radure inondate di luce. Sugli alberi un popolo pacifico ha costruito le sue case di legno, Aida è la figlia del re di Arborea, ma l'armonia del regno è interrotta sempre più spesso dalle scorrerie dei soldati di Petra, alla ricerca di schiavi. Petra è il regno della roccia, di costruzioni imponenti, della modernità violenta. Sulla città incombe il tempio di Satam, il dio della guerra. Radames, figlio del generale dell'esercito di Petra, s'innamora di Aida e tenta di impedire il conflitto. Il film deve molto del suo fascino alle fantasiose ambientazioni create da Victor Togliani e alla poderosa colonna sonora composta, orchestrata e diretta da Ennio Morricone, veri pilastri del sontuoso universo fantasy messo in scena dai cartoonist con un budget di soli dieci miliardi (meno di un decimo dei costi di un cartoon statunitense). Uno dei momenti più struggenti del film è la sequenza del sogno di Aida: in realtà si tratta di un incubo, realizzato con poetica raffinatezza dal grande cartoonist Manfredo Manfredi, che materializza con tratto elegante e la tecnica dell'olio su vetro la violenza della guerra. "Lanterna Magica cercava nuovi spunti" ha spiegato Manuli "per questo abbiamo pensato alla lirica. È un patrimonio di storie e di emozioni che il cinema sfrutta poco". "Con la lirica si trattano grandi drammi, storie avvincenti che si raccontano in musica e coreografia, di cui poi la gente ricorda grandi emozioni e poche arie e romanze" ha concluso il cartoonist. "E questo ci ha persuaso che l'opera poteva essere una buona strada: è venuta così l'"Aida" di Verdi, che si svolge attraverso conflitti chiari e semplici, conflitti di mondi, personaggi, temi morali, ma anche amorosi e personali".

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